“Prendersi cura dei cavalli per imparare a prendersi cura di se stessi”

Tra fine febbraio e maggio di quest’anno, per una durata complessiva di 90 giorni, la scuderia interna alla II Casa di Reclusione di Milano – Bollate è stata designata per un particolare progetto portato avanti dall’Associazione Salto Oltre il Muro Asd – Centro studi relazione uomo cavallo Onlus, il Sert Penitenziario e con la collaborazione dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano; obiettivo dell’attività, da cui prende il nome il progetto, è “prendersi cura dei cavalli per imparare a prendersi cura di se stessi”. Questo progetto pilota, che non segue un protocollo di attività trattamentale standard, è stato studiato un percorso rieducativo per utenti con un disagio sociale e problematiche legate alle varie dipendenze. Questo progetto ha avuto il via con la costruzione di un gruppo di lavoro che, sotto una costante supervisione di un’equipe multidisciplinare, ha guidato 10 utenti attraverso 12 settimane di percorso molto impegnativo. Lo svolgersi dell’attività in un ambiente diverso da quello normalmente frequentato dai detenuti, ha reso più agevole l’integrazione sociale, che ha favorito momenti importanti di libertà espressiva al di fuori del contesto carcerario. Oltre all’individuazione degli utenti, un passo importante è stata l’identificazione del cavallo, che deve essere “giusto e adatto” per ogni paziente in base alla compatibilità personale e alle risposte emotive individuate nei primi colloqui. L’approccio tra detenuti e cavalli è avvenuto con estrema gradualità e sotto costante controllo degli operatori per poi lasciare che il rapporto personale con il cavallo fosse gestito in modo autonomo. Il secondo punto fondamentale dell’attività è stato creare, e saper riconoscere, un linguaggio con il cavallo. Questo è un fattore determinante alla creazione di un rapporto empatico tra paziente e cavallo, oltre a garantire la sicurezza di entrambi. L’instaurarsi del rapporto con il proprio cavallo, che, giorno dopo giorno, è diventato più importante è stato reso possibile anche grazie ad un approccio integrato con l’animale grazie alla riflessologia. Altresì, il rapporto con il cavallo necessita di una profonda comunicazione paraverbale e attenzione ai dettagli; l’animale mantiene il suo compagno di percorso sempre e solo nel qui e ora. Il detenuto è costretto ad un continuo esame della realtà circostante ed a rivalutare i momenti e le situazioni.

Infine, l’affetto verso questi splendidi animali e compagni di viaggio sarà il ricordo più bello, reale e onesto di tutta questa mia detenzione. Il cavallo ti accetta per quello che sei, senza pregiudizi, senza parole. Il cavallo sa ascoltare. Abbiamo molto da imparare.

 

M.S.

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